21 Luglio

Volo su ereo datato, ci sono dei monitor a tubo catodico disposti lungo il corridoio, sembra di essere tornato al ’94 quando sono stato in Venezuela, passano cartoni animati di Tom e Jerry e un paio di film, il jack del mio sedile non funziona, riesco a vedere The Intern attaccandomi a quello del mio vicino mentre per Gravity non c’è stato verso e ho visto un film muto, niente Male. Alterno la lettura di Confieso que he vivido di Neruda e il sonno.

Il sorvolo su New York dura quasi 30 minuti, la città è enorme prima passiamo da Nord a Sud e poi in senso opposto per l’atterraggio. Il terminal dell’aeroporto JFK è insolitamente piccolo, ritiro lo zaino e vorrei recuperare una sim locale ma non ci sono negozi. Scrocco il WiFi e riesco a calcolare il percorso per andare in città. Niente male solo 1:20, devo prendere prima un airtrain e poi la metro, capisco che l’aeroporto non è affatto piccolo, io sono solo su uno dei 6 terminal e l’airtrain li collega tutti ad anello.

Prendere la metropolitana è un mestiere, ci sono 22 linee e sullo stesso binario può passarne più di una, a volte di una linea esistono la versione locale e quella espressa per non parlare delle interruzioni per lavori o di sera. Io sono fortunato salgo al capolinea della linea A, 36 fermate senza cambi e sono arrivato al Bronx.

Il mio ospite abita lungo la 126th Street West, fatico a trovarlo anche perché al posto di prendere la 126ma ho preso la 125ma. Ne approfitto e chiedo informazioni in giro, le persone sono molto cordiali.

Finalmente capisco l’errore e arrivo a casa del mio ospite, mi dirigo verso il citofono ma due ragazzi seduti poco distanti mi dicono che non c’è nessuno. A quanto pare questa sera non sarò solo.

Hilman viene da Giacarta ed è quantomeno strano, mi chiede come sta Matteo Renzi, se lo conosco e se posso metterli in contatto perché ha un idea interessante per l’Italia, a prova delle sue entrature politiche mi mostra una foto che lo ritrae con Hillary Clinton ma a me e Nicklas sembra una statua di cera.

Niklas è un ragazzo di 20 anni tedesco che da un anno sta girando il mondo e New York è la sua tappa finale prima del rientro in Europa. È in gamba e mi da un bel po’ di suggerimenti su come visitare New York gratis o quasi.

Alle 21 arriva Zhòngmiáo, vuole diventare il re del Couchsurfing e per questo ospita più persone possibile, tendenzialmente solo per una notte, il suo massimo è stato 12, per fortuna oggi saremo solo in 10.
La casa è un bilocale e capisco presto che dovrò dormire in terra ma sono attrezzato. Zhòngmiáo ci ha offerto una cena coreana, Luci prepara un piatto Messicano e io ho portato del vino da Napoli. Ceniamo e durante la serata arrivano tutti o quasi. Ad un certo punto pare si debbano aggiungere 8 ragazze Messicane ma per fortuna non riescono ad arrivare.

Inorno a mezzanotte allestiamo il campo per dormire. Sul divano dormono un ragazzo egiziano e un croato, sul tappeto Niklas ed io, su un materassino gonfiabile Hilman, a fiano Luci e un altro egiziano mentre Filip dormirà con Zhòngmiáo.
All’appello ne manca uno, si tratta di un ragazzo indiano che doveva lavorare al pc e alla fine si è addormentato su una sedia.

Se volete visitare New York con il couchsurfing dotatevi di pazienza, se siete una ragazza carina o gay nessun problema altrimenti o riceverete solo rifiuti o strane offerte. La più assurda è stata quella di Charles che mi avrebbe ospitato per tutta la settimana ma avrei dovuto stare tassativamente nudo in casa.

Pronto alla partenza

È tutto pronto, con questa immagine saluto l’Italia per qualche tempo. Sono contento di aver scelto Napoli come punto di partenza del mio viaggio. La città è tutta sgarrupata ma ha un fascino particolare, è piena di vita e perdendoti tra i suoi vicoli riesci a percepire le storie che li attraversano, la strada è parte integrante del quotidiano, i volti di alcune persone sembrano un trattato di fisiognomica, gli scorci delle finestre che danno direttamente sulla strada ti permettono di vedere il privato delle famiglie, ho fatto incredibili affari inutili ma economici, ovunque è mercato. Ho avuto conferma di alcuni stereotipi ma altri sono storia passata, la pizza è ottima ovunque, esiste il caffè sospeso, il traffico in centro è incasinato ma non potrebbe essere diversamente viste le dimensioni dei vicoli e la quantità di persone. Ho visto tante persone con il casco, a volte anche tre su uno stesso scooter era un intera famiglia non una banda di rapinatori.

Domani sarò a New York, noterò qualche differenza?